FIRMA L'APPELLO PER VILLA INVERNIZZI!

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LEGGI L'APPELLO SOTTOSTANTE E MANDA UNA MAIL AL Sindaco e alla Sovrintendenza,chiedendo di non abbattere Villa Invernizzi:

Alla SOPRINTENDENZA PER I BENI CULTURALI PER IL PIEMONTE
Al SIG. SINDACO DEL COMUNE DI CUNEO

APPELLO PER LA TUTELA DI VILLA INVERNIZZI

Non solo la stampa periodica locale ma ormai anche due dei maggiori quotidiani a diffusione nazionale (La Stampa e La Repubblica )  si stanno occupando della questione  di Villa Invernizzi,  costruzione  di inizio 900 con pregevoli interni che costituiscono uno dei pochi residui esempi di stile liberty sopravvissuti nella parte sud della città. La palazzina, oltre a peculiari  caratteristiche architettoniche (una rara scala interna ogivale con deliziosa fontana, soffitti a stucchi, vetrate, sculture, quadri e mobili d’epoca di pregiata fattura) vanta memorie storiche di tutto rispetto, in quanto fu sede dei comandi partigiani durante la battaglia per la liberazione di Cuneo ed ospitò la preparazione della Missione militare e parlamentare col Comando tedesco, che portò al  successivo abbandono della città da parte delle truppe d’occupazione.

Si tratta quindi di un edificio di valore che costituisce una ricchezza, architettonica e storica - non solo per la zona sud ma per l’intera città-  e che sta per essere abbattuta in quanto – secondo l’Amministrazione Comunale - di ostacolo alla realizzazione di “viabilità , verde  ed edificabilità “ previsti dapprima  dal  Piano regolatore “Guidi”  del 1950 e successivamente con modifiche della destinazione dal P.R.G. 1986 e dal P.R.G.2004.

La conservazione della Villa, in sostanza, impedirebbe la realizzazione di un ulteriore tratto di via Arnaud tra via D.L.Bianco e via Ettore Rosa, di cui  ostacolerebbe l’ampliamento. Considerazioni, come si vede,  puramente viabilistiche che per altro non vengono neppure incontro a richieste dei residenti e degli operatori della zona, i quali,negli anni,  non hanno mai  evidenziato esigenze di modificare gli attuali assetti stradali. Ciò in quanto agevoli e sicuri accessi viari a Corso Nizza sono già garantiti attraverso Corso Vittorio Emanuele II e la rotonda di Piazza d’Armi, mentre la funzione di via  di scorrimento parallela a Corso Nizza è già oggi adeguatamente svolta  da via Dante Livio Bianco.

Di conseguenza, le  motivazioni a favore dell’abbattimento, frutto di una scelta fatta all’indomani della guerra , quando verosimilmente apparivano preminenti le esigenze di ricostruzione e di sviluppo, a quasi 60 anni di distanza appaiono oggi evidentemente  bisognose di riconsiderazione; soprattutto se riviste alla luce di quella più sensibile consapevolezza dei valori estetici, storici, ambientali ed urbanistici , che dovrebbe pur essere maturata anche nella nostra città.

Tanto più tali motivazioni appaiono urtanti alla luce dei recenti provvedimenti della Sovrintendenza dei Beni Culturali che ha imposto la tutela della ormai ben nota scritta murale “Duce”, alla quale si dovrebbe dunque riconoscere dignità storico-artistica superiore a Villa Invernizzi che invece può essere tranquillamente abbattuta. Come non sentirsi offesi da una incomprensibile diversità di trattamento per la quale il nome della la nostra città, già “culla della Resistenza”, appare  sui giornali come quello che”abbatte le case dei partigiani ma vuol conservare la scritta del Duce”?

Per questi motivi , consapevoli  di interpretare i sentimenti di un più vasto movimento di opinione, in cui confluiscono tante altre voci di cittadini singoli od organizzati, ivolgiamo questo appello alle autorità competenti affinché ciascuna nella propria sfera di competenza e responsabilità,  valutate approfonditamente le ragioni  sopra esposte,  tutelino la conservazione di Villa Invernizzi   dando così alla città quel segnale forte e coraggioso per il quale tutti coloro che la amano sarebbero  grati e riconoscenti.


Pubblichiamo l'appello di Duccio Chiapello, presidente del Comitati di Quartiere dive la Villa è presente:

Buon 25 aprile, firmato «DUCE»

Un popolo senza memoria storica è un popolo destinato a perpetuare i propri errori: ce lo siamo sentiti ripetere così a lungo che, dobbiamo ammetterlo, avevamo finito per crederci. Ora i fatti sembrano provare il contrario, se dobbiamo prendere atto, dopo sessantatre anni di antifascismo, che in una delle città simbolo della Resistenza italiana un luogo della memoria sta per essere demolito dalle ruspe. Inutile insistere sull'importanza dei luoghi della memoria, in una fase storica in cui, con il trascorrere degli anni, i testimoni diretti stanno scomparendo: meglio sottolineare piuttosto come talvolta la pluriennale noncuranza o trascuratezza nelle scelte politico-amministrative risultino più efficaci dell'ideologia, nell'ottenere deprecabili risultati. Molti quotidiani - fra cui possiamo annoverare La Repubblica e La Stampa - si sono già occupati della concomitanza di due notizie che potremmo eufemisticamente definire singolari.

La prima è l'imminente demolizione di Villa Invernizzi, una costruzione in stile liberty che è al tempo stesso un edificio di rilevante valore storico, in quanto fu sede dei comandi partigiani durante la battaglia per la Liberazione di Cuneo nell'aprile 1945, e fu inoltre teatro dello storico incontro tra il Comando Alleato e il comando Tedesco che portò all'abbandono della città da parte delle truppe nazifasciste senza ulteriori spargimenti di sangue. La seconda notizia è che la scritta murale «DUCE» sulla cascina Torre Allera, che "accoglie" chi raggiunge Cuneo da nord, è al contrario sottoposta a tutela e non può quindi essere cancellata. Dunque, dal punto di vista artistico passa il concetto che una scritta di nessun valore, improvvisata negli anni Trenta per convincere un dittatore che Cuneo era ai suoi piedi, vale più di un'intera villa liberty del 1910, con tanto di scalone elicoidale, soffitto a cassettoni, fontana e sculture.

Dal punto di vista storico non si può che prendere atto della sopravvivenza di una testimonianza - peraltro di rilievo del tutto marginale - della propaganda fascista, a cui fa riscontro la contemporanea distruzione di un luogo della Resistenza: non è dunque vero che la Storia fa sempre giustizia degli eventi - o, almeno, questo non è ciò che noi intendiamo per giustizia. Infine, è difficile non osservare come i fatti in questione abbiano anche un pessimo effetto sotto il profilo educativo, almeno per chi ritenga che l'educazione non termini una volta chiuso un libro di testo. Sicuramente ci sono ragioni tecniche e legali che spiegano le ragioni di decisioni così sorprendenti: l'abbattimento di Villa Invernizzi, ad esempio, è legato alla realizzazione di un grande progetto edilizio, fra l'altro approvato anni fa da un commissario prefettizio eletto da nessuno.

Eppure ci hanno sempre spiegato che l'interesse privato finisce dove inizia l'interesse pubblico e che i valori della Resistenza hanno una portata superiore alle questioni di pur legittimo lucro economico (o sono finiti nella Costituzione per errore?). Ma forse anche in questo caso siamo stati indotti in errore, magari da molti degli insegnanti che abbiamo avuto, che evidentemente erano pericolosi estremisti, seppur celati sotto quei miti lineamenti da impenitenti democristiani.

Duccio Chiapello

la nuova skyline di cuneo